CONVENTO DI SAN PAOLO AI CAPPUCCINI

Autore:

Luca Della Rocca/Padre Giancarlo Fiorini

Ubicazione:

VIA SAN CRISPINO, 6

Data:

FiNE XVI SEC

L’inizio dei lavori del convento di San Paolo risale al 6 novembre 1589, quando “fra Paolo da Cortona fabbriciere” e altri tre Cappuccini vennero incaricati di dare avvio alla fabbrica del nuovo convento, portato a termine nel 1592 “con un progetto unitario ed omogeneo.

Per Info: Tel: 0761 321945 – E-Mail:  cappuccini.viterbo@libero.it

LA CHIESA DI SANT’ANGELO IN SPATHA

LA STORIA

I Cappuccini si insediarono a Viterbo nel 1538 costruendo un modesto convento dedicato a Sant’Antonio a 3 km da Viterbo, alle falde del monte Palanzana, su un terreno donato dal cardinal Niccolò Ridolfi, vescovo di Viterbo e Toscanella. Successivamente aprirono un altro cenobio, occupando un’area detta Monte Oliveto, dove sorge l’attuale convento. Si trattava di un modesto fabbricato, con la chiesa, il refettorio e alcune camerette per i frati.
L’inizio dei lavori del convento di San Paolo risale al 6 novembre 1589, quando “fra Paolo da Cortona fabbriciere” e altri tre Cappuccini vennero incaricati di dare avvio alla fabbrica del nuovo convento, portato a termine nel 1592 “con un progetto unitario ed omogeneo”, comprendente il chiostro, “un orto asciutto, uno acquatico, un giardino, un orto dei semplici, una selva”, l’acquedotto ed un sistema di strade interne ed esterne di collegamento verso la città. Sul finire del XVI secolo venne costruita anche la chiesa, consacrata l’8 febbraio 1615 dal cardinale Tiberio Muti.
Nel 1640 il convento fu ampliato con la costruzione di una nuova ala adibita a infermeria. Le cronache sono piuttosto puntuali nel riconoscere l’utilità e l’efficienza di questa infermeria, cui facevano riferimento i confratelli e le persone più bisognose anche dalle aree limitrofe. Dagli inizi del XVIII secolo, l’ospedaletto che i Cappuccini avevano fatto nascere dentro Viterbo godeva di una certa autonomia nei confronti del convento, disponendo di cucina, refettorio e cappella propri.
La modesta struttura conventuale rimase pressoché inalterata fino al XIX secolo, quando subì delle modifiche con “Padre Girolamo esperto fabbriciere”, che apportò delle aggiunte con la biblioteca, l’infermeria, altre camerette e locali di servizio.
Il complesso conventuale sopravvisse indenne fino al 1962. Infatti il 23 giugno 1962 il Ministro provinciale scriveva al Ministro generale chiedendo di poter ricostruire completamente il convento. Nei mesi successivi si diede avvio ai lavori: il convento venne completamente demolito, ad eccezione di pochi ambienti tra cui la chiesa, e ricostruito nel giro di due anni; venne inaugurato il 12 luglio 1964. Il vecchio edificio subì in tale circostanza profonde trasformazioni sia negli esterni che negli interni, rispettando tuttavia l’unitarietà dei volumi dell’antico complesso. Il 31 agosto 1964 i frati, ancora alloggiati alla Palanzana, lasciarono lo storico cenobio per tornare ad abitare al convento di San Paolo. Ulteriori lavori del secolo scorso hanno interessato in particolare la chiesa e i locali annessi (coro e sacrestia).
Nel 2008 si rese necessario un nuovo importante intervento di restauro sulla struttura conventuale. Nella seconda settimana di febbraio 2008 ci fu il trasferimento di tutti i frati al monastero di Santa Rosa, consentendo l’immediato inizio dei lavori.
Questa importante ristrutturazione si concluse nel giugno 2010; qualche mese dopo i frati fecero ritorno al convento di San Paolo.
Tutte le attività ripartirono prontamente; prese il via anche il corso filosofico per l’anno accademico 2010-2011, come sede distaccata dell’Istituto Teologico S. Pietro di Viterbo.
Il convento si è distinto nel tempo per l’attività del seminario maggiore dove hanno completato la formazione umana, culturale e spirituale centinaia di giovani sotto la guida di esperti teologi. Negli anni più fecondi si sono contati fino a 50 professi.

DESCRIZIONE

CONVENTO DEI FRATI CAPPUCCINI DI VITERBO
Il complesso conventuale si presenta con una colorazione chiara dei diversi edifici, ad eccezione della facciata della chiesa ricoperta con mattoni in cotto rossi, evidente risultato delle modifiche operate sulla struttura nel 1962.
Come tutte le case dei Cappuccini, dietro la chiesa si apre un ampio bosco. È il tradizionale arredo di ogni convento utile per la raccolta della legna, i silenzi della preghiera e la ricreazione; c’è anche un campo da calcio per i giovani studenti. Ad ovest c’è l’orto e un terreno con piante di olivo.
L’area funzionale del convento, una superficie di circa 5000 mq, è suddivisa in tre parti. La prima è quella conventuale, integralmente ristrutturata: dagli infissi ai riscaldamenti, dalle stanze al refettorio, dal chiostro alla cappella con vetrate artistiche che ripercorrono la vita e l’attività di San Crispino.
La seconda parte è costituita dalla “Casa per ferie – San Paolo”, dislocata su due piani, con una ventina di stanze indipendenti con cucina e bagni interni. E’ aperta agli studenti e ai pellegrini.
La terza area è adibita a scuola di filosofia, come sede distaccata dell’Istituto Teologico San Pietro con sede a Viterbo. Vi si trovano le aule per le lezioni e la sala computer, predisposte con le più avanzate tecnologie informatiche; altri locali sono riservati al vice-preside, ai professori e al segretario.
Un progetto ancora in fase di ultimazione riguarda la zona della biblioteca che avrà, oltre ad un’ampia sala di lettura illuminata da vetrate, un archivio di circa 100.000 libri da consultare.
Presso il convento, nella sala convegni “Carlo da Motrone”, sono conservate alcune importanti opere quali: la Resurrezione, olio su tela, realizzata tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo (restaurato nel 2010), attribuibile a Vitale di Sant’Étienne o ad altro pittore di chiare influenze marattesche; un’altra opera è la tela attribuita a Luigi da Crema raffigurante Sant’Antonio da Padova che predica ai pesci – olio della fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX.  E ancora l’olio su tela degli inizi del XIX secolo, attribuito a Luigi da Crema, San Lorenzo da Brindisi guida l’esercito cristiano contro i turchi.

BIBLIOGRAFIA

BRANCA Remo, Un frate allegro, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari 1971, pp. 180;
CESARINI Giovanni, Il convento dei Cappuccini di Viterbo: un esempio di organico sviluppo territoriale, in Biblioteca e Società, Viterbo 2008, pp. 24 – 26;
CESARINI Giovanni (a cura), I Cappuccini nella Tuscia. Frati pittori  ed opere d’arte per le chiese cappuccine. 1535 – 1779.  Catalogo della mostra. Viterbo 2010, pp. 143;
CESARINI Giovanni – FELINI Giorgio, San Crispino da Viterbo. Apparato iconografico e immagini per devozione, Associazione San Crispino da Viterbo, Viterbo 2008, pp. 127;
D’ALATRI Mariano, San Crispino da Viterbo. Un frate penitente, gioviale e benefico, ed. L’Italia Francescana, Roma 1982, pp. 178;
D’ALATRI Mariano, I Cappuccini a Viterbo, Viterbo 1989, pp. 114.
FIORINI Giancarlo, San Crispino da Viterbo, Roma 2016, pp. 96.