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EX CHURCH OF SANTA MARIA IN GRADI
HISTORY AND DESCRIPTION
La fondazione della chiesa di S. Maria in Gradi e dell’omonimo convento domenicano è ricordata per la prima volta in un documento del 1228, in cui è riportata una donazione a favore dei frati in constructione ecclesiae. Già nel 1224 una bolla di Innocenzo IV rendeva nota l’avvenuta edificazione dell’intero complesso per volontà del cardinale Raniero Capocci, attestata anche dall’iscrizione presente a sinistra del portale maggiore al di sotto dello stemma araldico del cardinale. L’allargamento del complesso conventuale nel 1258 avvenne insieme alla consacrazione della chiesa ad opera del pontefice Alessandro IV. Nel 1341 venne realizzata la struttura del portico della chiesa, che sarà poi sostituita con una nuova, tipicamente rinascimentale nella seconda metà del XV secolo, quella che vediamo ancora oggi. Nel 1527 le truppe dei lanzichenecchi di ritorno dal Sacco di Roma, causarono gravi danni al complesso. Nella devastazione bruciarono le travature del coro della chiesa. Sotto l’egida delle famiglie aristocratiche viterbesi negli anni successivi furono prontamente realizzati diversi interventi di restauro. Una svolta nella storia della chiesa e del convento fu costituita dall’elezione a pontefice del domenicano Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini) che nel 1724, visitò Gradi, come attesta una lapide ancora oggi visibile in loco. Probabilmente in occasione della visita del pontefice, la situazione dell’antico cenobio e soprattutto della chiesa dovette apparire bisognosa di un intervento radicale. La chiesa medievale, che in origine prevedeva una scansione interna degli spazi organizzata in tre navate, tra il 1737 e il 1758 venne sottoposta ad una serie restauri, sotto la guida dell’architetto Nicola Salvi. In questa occasione fu realizzata un’unica navata coperta da volte a botte e delimitata da un transetto sormontato da una cupola ottagonale e decorato da eleganti stucchi. Dell’antica chiesa sopravviveva così solo l’elegante portico rinascimentale. La “scatola” muraria duecentesca fu completamente conservata, ad eccezione delle cappelle laterali, esterne al perimetro originario, che vennero invece demolite e sostituite con nuovi sacelli. La decisione di inserire organicamente le cappelle nel corpo della chiesa fu particolarmente importante, poiché comportava la necessità di sfruttare entrambi i lati dell’edificio, dato il numero delle cappelle. Una delle motivazioni principali fu probabilmente di ordine statico l’edificio “minacciava ruina” come indicato in precedenza, probabilmente aggravata dai numerosi terremoti, non ultimo quello che nel 1703 investi i territori limitrofi al viterbese.
Purtroppo, l’intero complesso di Santa Maria in Gradi, considerato insieme a fontana di Trevi uno dei capolavori del Salvi, è stato seriamente danneggiato a seguito della sua destinazione a complesso penitenziario avvenuta dopo l’incameramento da parte dello Stato Italiano dei beni del convento operato con la soppressione delle corporazioni religiose avvenuta nel 1873.
Nel 1874 la chiesa fu chiusa al culto e nel 1877 venne adibita a penitenziario. La struttura, utilizzata come laboratorio di falegnameria dai detenuti, subì un graduale decadimento dovuto all’incuria e all’uso improprio degli spazi. Il coro fu chiuso con un muro a ridosso dell’ex altare maggiore. Sulla facciata – ancora oggi visibili – vennero collocate delle grate in ferro, in corrispondenza del rosone e della porta laterale di destra, allora comunicanti con la zona di reclusione. Iniziò così una lenta e costante spoliazione degli arredi della chiesa. In questa situazione il Ministero della Pubblica Istruzione cercò di tutelare gli episodi artistici di maggior rilievo e interesse. Nel 1885, per salvaguardare le memorie più insigni, la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti decise di spostare i monumenti gotici di Clemente IV, e della famiglia Di Vico nella chiesa di S. Francesco.
L’inaccettabile condizione della chiesa restò inalterata durante la prima metà del Novecento, punteggiata da lavori di manutenzione tesi però a tenere in efficienza la struttura carceraria più che il cenobio domenicano, con diversi interventi: riparazioni al muro di cinta est, lavori al chiostro eseguiti dai detenuti; riparazione ai tetti, intonaci e infissi, lavori al pavimento della ex-chiesa. I bombardamenti alleati su Viterbo, del 1944, colpirono la chiesa di Santa Maria in Gradi, posta lungo il collegamento strategico della Via Cassia. Il 17 marzo, e, nella notte del 24 maggio 1944, furono distrutti il tetto e la volta della navata centrale e furono causati dissesti statici alle strutture e alle cappelle laterali. Per questa condizione rovinosa si giunse in seguito alla decisione di demolire parte delle murature della chiesa.
Nell’immediato dopoguerra, nel 1946, di fronte alle urgenti riparazioni da apportare al penitenziario, si decise di non intervenire sulla chiesa, pur riconosciuta nel suo particolare carattere artistico”, a fronte dei costi considerevoli per la sua ricostruzione. Tuttavia la chiesa si trovava in una condizione di rischio che portò il Genio Civile di Viterbo alla decisione, difficile da giustificare, di demolire nel 1951 quanto rimaneva delle strutture voltate, ancora in piedi come attestato dai disegni, ma evidentemente in fase di grave dissesto statico. L’aspetto più grave nella vicenda è che la chiesa non era percepita come un monumento da tutelare, e non si diede avvio, quindi, ad un conseguente programma di restauro, sia pure concepito in chiave di ripristino come spesso accadde, comprensibilmente, nel secondo dopoguerra. La chiesa fu quindi lasciata in completo abbandono, fatto che innescò, naturalmente, ulteriori gravissimi danni.
La chiesa è sopravvissuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ai danneggiamenti a seguito della sua destinazione a complesso penitenziario fino al 1993,
L’anno seguente, la chiesa di Santa Maria in Gradi e l’intero complesso architettonico venne ceduto dallo Stato Italiano all’Università degli Studi di Viterbo che fece avviare una nuova e intensa campagna di restauri, che hanno già visto il recupero dell’intero complesso che ospita dal 1996 il Rettorato e la Facoltà Lingue e Letterature Straniere Moderne. L’ultimo lotto di lavori eseguito per la chiesa dal 2004 al 2007, ha riguardato la realizzazione delle nuove strutture di copertura, con un intervento di consolidamento mirato alla presentazione estetica ed il restauro della facciata nonché la messa in opera del tetto e del Lanternino. Momentaneamente la definitiva riqualificazione della ex chiesa di Santa Maria in Gradi ha visto fermare i lavori (restauro dei prospetti esterni ed interni) per mancanza di fondi. Il parziale intervento di realizzazione (consolidamento, posa in opera delle nuove strutture di copertura e predisposizione di impianti), fa parte di un progetto di rifunzionalizzazione dell’ex chiesa a cura dell’arch. Stefania Cancellieri, destinata a futura Aula Magna, sede di grandi eventi, Sala Convegni ed Auditorium dell’Università della Tuscia.
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