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LA CHIESA DI SANT'EGIDIO
LA STORIA
La chiesa, citata nel 1142 quando era soggetta alla cattedrale viterbese di San Lorenzo, nel 1236 venne nominata parrocchia. L’abside era costruita sulle rocce di peperino che cadevano a piombo sul ciglio del sottostante torrente Urcionio, che ivi formava un vero e proprio fossato, quale naturale difesa della città. Nel 1469 venne autorizzata la vendita di un terreno per urgenti riparazioni al tetto ed alla volta della chiesa. Poi, nel 1490, fu venduto un edificio lasciato alla chiesa da Niccolò Bussi e con il ricavato furono eseguiti i restauri necessari per riparare la chiesa. La chiesa venne rinnovata grazie all’impegno della Confraternita del SS. Crocifisso o di Santa Croce, istituita nel 1554, che risiedeva proprio in Sant’Egidio. Nel 1584 venne rifatta la facciata, arretrandola per aumentare lo spazio della strada antistante. Duramente colpita dai bombardamenti del 1944, la chiesa venne chiusa al culto perché pericolante. Soltanto nel 1970 si decise di intraprendere dei lavori di restauro che, portati avanti a più riprese, vennero ultimati dopo il 1973. L’interno invece venne restaurato nel 1979. Dotata di un campanile a vela con il posto per due campane in senso longitudinale, sul lato dell’abside verso sinistra di chi guarda da Via Marconi, la chiesa, oggi adibita a mostre e manifestazioni culturali, conserva dell’aspetto originario solo le finestre bicrome che si aprono nell’abside.
ESTERNO
La facciata è completamente realizzata in peperino lavorato. Quattro paraste caratterizzate da un’alta base suddividono la parte inferiore in tre porzioni. In quella centrale campeggia il portale principale d’ingresso, sormontato da un frontone triangolare; mentre ai lati si aprono altri due ingressi più piccoli, sormontati ciascuno da una mensola, sopra la quale si nota in rilievo una croce fiancheggiata da due volute e da due emblemi farnesiani, e da un’edicola. Nella parte superiore della facciata campeggia un timpano triangolare, al di sotto si nota una fascia con la scritta In Cruce gloria nostra e un’elegante finestra sormontata da un frontone circolare, con i gigli farnesiani e un festone di fiori e frutta scolpiti sull’architrave. Il cardinale Farnese, già nel 1582, era il protettore della confraternita del SS. Crocifisso che qui risiedeva. Ai lati della finestra si notano due cartigli, sempre in peperino, con inciso a sinistra: Sub tua Criste Iesu aura / laeti vivimus, a destra: Sperantes hilares surgere / ad aeternam gloriam.
INTERNO
All’interno la chiesa è divisa a metà da un grande arco, al di là del quale erano gli scranni in legno addossati alle pareti dei confratelli, poi venduti a causa dei gravi danni di guerra, del crollo del tetto e a seguito dell’inesorabile abbandono della chiesa. Sull’altare a destra è collocato il Trionfo della Croce, olio su tela del XVI secolo. Proseguendo è possibile scorgere la pietra tombale di Giuseppe Iannuccelli. Accanto ad un teschio con ossa incrociate così recita l’epigrafe del 1871: Px / Giuseppe Iannuccelli / visse A. LXXXVI M. MDCCCLXXI / presso al simulacro di San Stanislao / supremo desiderio paterno / Carlo / con filiale compianto / depose. Dopo il gradino che conduce al presbiterio, dietro alla colonna di destra, in alto sul muro, è l’epigrafe relativa alla costruzione di una cappella nel 1299. In fondo al centro dell’abside vi è un affresco raffigurante un Paesaggio non ben definito, opera del XVIII secolo. Sull’altare di sinistra compare invece una Madonna con Bambino che appare a Sant’Egidio, olio su tela del XVII secolo. Infine, volgendo le spalle all’altare, un organo verde posto al di sopra della porta d’ingresso attira l’attenzione del visitatore.
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