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CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DEGLI ALMADIANI
STORIA E DESCRIZIONE
Fu costruita nel 1510 per volontà del protonotaro di Leone X Giovanni Battista Almadiani, mosso dal desiderio di destinare nella sua città un convento e una chiesa all’ordine dei Carmelitani. La realizzazione di tale progetto venne affidata all’architetto Bernardino da Viterbo che, in quella che poi divenne una delle più tipiche rappresentazioni dell’architettura rinascimentale viterbese, previde un’articolazione interna in tre navate divise da colonne in peperino e la decorazione delle superfici laterali con lesene abbellite da volute ioniche. Sul portale d’ingresso che affaccia su via Cesare Dobici, architravato e sormontato da una lunetta un tempo decorata da una terracotta invetriata raffigurante la Madonna con Bambino e angeli attribuita ad Andrea della Robbia e oggi conservata presso il Museo Civico, campeggia su una mensola la statua in marmo di S. Giovanni Battista e si può ancora leggere l’incisione 1515 che ricorda l’anno in cui fu terminata la realizzazione della facciata. Ai lati dell’ingresso, in due nicchie rialzate, si conservano due statue in marmo raffiguranti S. Pietro e S. Paolo. La parte superiore della facciata, unita al livello inferiore da volute decorate da rose, è dominata al centro da un oculo. Dopo un primo crollo verificatosi nel 1918, il convento fu completamente distrutto nel corso degli anni Trenta dello stesso secolo. Nello stesso periodo fu distrutta la sacrestia dal bellissimo soffitto ligneo a lacunari, sotto al quale correva una fascia dipinta con le immagini degli Evangelisti attribuita a Baldassarre Peruzzi. I successivi cambiamenti, che si verificarono nell’assetto viario della zona in cui la chiesa sorgeva e che portarono alla creazione di piazza dei Martiri d’Ungheria, di via Marconi e di via Ascenzi e alla copertura dell’Urcionio, coinvolsero direttamente la struttura: fu abbattuto il campanile, sostituito in un secondo momento da una nuova torre sempre a fasce bicrome; al posto del coro venne costruita una falsa abside, distrutta a sua volta negli anni ’50 dello scorso secolo per la realizzazione del portale architravato che ora funge da ingresso. Gli arredi liturgici, che precedentemente ornavano la chiesa, sono oggi custoditi presso altre strutture all’interno della città: ad esempio, nelle sale del Museo Civico di Viterbo si può ammirare il busto in terracotta, modellato da Andrea Della Robbia, raffigurante l’Almadiani.
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