
CHIESA DI SAN GIOVANNI DECOLLATO O DI SANTA MARIA DELLA GINESTRA
LA STORIA
La chiesa di Santa Maria della Ginestra, detta poi di S. Giovanni Decollato, è posta sulla collina di fronte al Mattatoio. A fianco sono l’oratorio, che conservava un Crocifisso da processione, oggi nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita, ed il giardino con una fontana in peperino. La fontana di questa derivava dalla fontana di S. Faustino e dal pozzo della SS. Trinità. La chiesa è menzionata nel 1243 quando, durante la guerra contro Federico II, viene ricordato da Niccolò della Tuccia che nei pressi di essa vennero poste due macchine per lanciare le pietre: questa zona viene indicata ancora dal cronista come fuori Viterbo, visto che il tratto di mura compreso tra porta Bove e porta Faul fu costruito nel 1268. Nel 1262 papa Urbano IV confermò al monastero di Farfa il possesso della chiesa e nel 1273 gli abitanti della contrada chiesero che fosse nominato come rettore Corrado di Bettona. Nel 1280 tale carica venne conferita da Filippo II, vescovo di Viterbo, a Ranuccio, preposto della chiesa di Santa Maria della Cella: nello stesso anno, tuttavia, viene menzionato come preposto di questa chiesa un certo Bartolomeo, come testimonia un documento in cui quest’ultimo fa richiesta al monastero di Farfa dell’affidamento dei parrocchiani di S. Maria della Ginestra. Un anno più tardi, forse per alcune incomprensioni nate tra il vescovo e il monastero, Filippo II fece allontanare dalla chiesa Bartolomeo e nominò cappellano il sacerdote Bencivenna. Altri documenti testimoniano l’inclusione della chiesa in contrata Favulis (1283) e la ricognizione compiuta da parte del priore della SS. Trinità per appurare l’entità delle sepolture. La parrocchia di S. Maria della Ginestra, che si estendeva da porta Bove all’Ospedale di Santo Spirito nella valle di Faul, passò nel 1293, per concessione del vescovo di Viterbo, ai benedettini del monastero di Sassovivo, a cui fu data la facoltà di costruirvi un convento. La chiesa entrò nella giurisdizione della chiesa di S. Maria di Valverde, fuori porta Faul. A partire dal 1450 la chiesa passò ai frati del Terzo ordine Francescano: quattro anni dopo i frati terziari governatori della chiesa sono in quattro. Nel 1462, per volontà del rettore fra’ Cristiano il monastero acquista un terreno verso valle Faul a uso dei frati per impiantarvi un orto. Un anno dopo, da parte del monastero di Sassovivo, venne confermato il possesso della chiesa e del convento a frate Antonio da Capua e ai suoi compagni. Un inventario dei beni risalente al 1468 ricorda che all’interno del complesso si trovavano una sacrestia, l’oratorio, una tavola con la Madonna, una statua di gesso, la cucina, il tinello e l’oliario. Nello stesso anno, il 27 Luglio, i frati risottomisero volontariamente al visitatore e padre principale della Congregazione Lombarda, eleggendo padre Franceschini alla stipula dell’atto notarile. Nel corso di pochi anni il possesso della chiesa cambiò continuamente: nel 1473 Niccolò della Tuccia vi ricorda i frati repentiti; nel 1490 i monaci che lo gestiscono vengono ricordati vestiti in habitu eremitico e nel 1503 sono citati nuovamente come appartenenti al terzo ordine Francescano. Successero nel 1520 sino al 1553 i Minori Osservanti, poi fu la volta della Confraternita della Pietà, quindi della Misericordia o di San Giovanni Decollato. Quest’ultima aveva la propria sede in un locale presso la chiesa di Santo Spirito a Faul, detta poi di San Giovanni Decollato per la presenza della Confraternita. Giuseppe Signorelli afferma che nel 1531 la Confraternita, nata a Viterbo nel 1479, prese sede alla Ginestra lasciando la chiesa di Santo Spirito per bene assolvere al suo fine caritatevole di preparare i condannati a morte che venivano seppelliti nella vicina chiesa di Santa Maria in Valverde.. Dal 1525, anno in cui il rettore Michele Pignet aveva fatto restaurare la chiesa perché rovinata dalle guerre civili, fino al 1527 la chiesa fu ridotta a lazzaretto per lo scoppio della peste nel 1524. In merito Cesare Pinzi scrive che i priori “atterriti dallo sterminio che seminava, doveron più tardi sfrattare alcuni frati francescani dal convento di Santa Maria della Ginestra sotto la chiesa della Trinità, per allestir lì uno dei lazzaretti ove ricoverare i tanti miseri pestiferati”. Nel 1530 furono allontanati i frati francescani perché, secondo il Signorelli, “malviventi viene richiesta da altri frati e si fanno voti che ve se ne pongano beneviventi senza però cedere loro la chiesa”. Nel 1542 due rettori laici erano responsabili della chiesa e, nl 1565, il convento della SS. Trinità concesse un terzo d’acqua per la fonte del chiostro, che venne aumentato a due terzi nel 1597. Nel 1549 la Confraternita della Pietà si unì a quella della Misericordia: le due confraternite sono ricordate nella chiesa ancora nel 1553. Dal 1613 quella della Misericordia assunse il nome di Confraternita di San Giovanni Decollato, che ben presto impose anche alla chiesa il nome del proprio patrono. Papa Paolo V, il 21 Luglio 1611, concesse alla Confraternita, il privilegio di liberare ogni anno un condannato a morte nella ricorrenza di San Giovanni Decollato, facoltà che fu esercitata fino al 1643. Nel 1612 viene citata, tra i beni della chiesa, una piccola effige raffigurante la Decollazione di San Giovanni Decollato e una imagine antiqua. Padre Pio Seteria, nelle Memorie (1825), scrive: “Alla Compagnia di S. Giovanni Decollato appartiene il romitorio di Santa Maria della Ginestra che sta all’origine della nuova via dei Bagni: sullo stipite o architrave della porta di questo romitorio si legge: Hoc f(ecit) f(ieri) p. Nicolaus de Ianua prior sante Maria della Ginestra”. Il priore Niccolò di Genova lo fece edificare nel 1574. Feliciano Bussi (1742) lo colloca “fuori della porta di S. Lucia”. In effetti era all’inizio della Strada Tuscanese. Il 4 del 1855, a causa di un’epidemia di colera scoppiata nel mese di settembre, il Comune spese tre scudi e quindici baiocchi “per disinfettazione fatta due volte nella V. chiesa di S. Giovanni Decollato, ed aver fatto bagnare tutto il pavimento con il cloruro di calce, ed aver fatto scopare, con polire bene anche dove era il deposito della calce come all’Ordine”Nel 1875 la chiesa passò di proprietà allo stato italiano, che ne determinò la decadenza. Ai primi del ‘900 il parroco della chiesa dei SS. Faustino e Giovita, don Oreste Guerrini, salvò vari oggetti in essa conservati. Successivamente fu destinato a magazzino comunale, poi a sede della Banda musicale di Viterbo e, tra il 1970 e il 1980 divenne garage della nettezza urbana del Comune. Sul finire degli anni ’80 la Cooperativa Centro Arte e Restauro “Andrea Scriattoli” stipulò un contratto col Comune, in cui era previsto il completo restauro dell’edificio in cambio della concessione in affitto dell’intero complesso. Attualmente la chiesa ospita il Ristorante Pizzeria il Lazzaretto.
ESTERNO
La facciata si presenta con un impianto semplice a capanna, un portale centrale e i due portali minori in asse con le cappelle laterali. Un grande finestrone si apre perpendicolare sopra al portale centrale. Sulla sinistra della facciata è posto il campanile a vela: nel 1582 si ha notizia di una campana della Abbazia di S. Martino venduta alla chiesa.
INTERNO
La chiesa di San Giovanni Decollato presenta una pianta a croce latina, con due ingressi, uno su via del Lazzaretto e l’altro su via S. Giovanni Decollato, fondamentale strada di comunicazione già a partire dal XVI secolo che metteva in collegamento porta Faul con il quartiere di S. Faustino. All’interno della chiesa sono ancora presenti tre altari, ricordati già nel 1468. Sull’altare maggiore si trovava un quadro con la Decollazione di San Giovanni Battista opera di Anton Angelo Bonifazi. Sull’altare a sinistra era il quadro raffigurante la Madonna sul sepolcro e l’angelo della passione, opera di Ludovico Mazzanti. Sull’altare di destra era un Crocifisso ligneo descritto da Feliciano Bussi sulla sua storia di Viterbo. Tali opere oggi sono conservate nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita.
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