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CHIESA DI SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO
LA STORIA
Soltanto nel 1618 il “Suffragio”, come è chiamato dai Viterbesi, ebbe tal nome.La primitiva costruzione sorta nel piano di San Matteo in Sonsa, era dedicata a S. Quirico, martire di Antiochia, ed aveva aperto la sue porte ai fedeli fin dal sec. XII. Pìù volte è documentata nel Duecento insieme ad altre parrocchie della zona: S. Stefano, S. Matteo e S. Giovanni. Della sua antica architettura sappiamo soltanto che aveva uno spazioso portico dinanzi la facciata, sotto il quale erano usi i notai rogare i loro atti. Nella grande riforma seguita al Concilio di Trento, molte furono le parrocchie che persero la loro qualifica, essendo troppo povere di abitanti e di risorse, anche S. Quirico fu soppressa nel 1572, rimanendo una semplice rettoria aggregata a S. Stefano, la grande collegiata già sita in piazza delle Erbe. Nel 1618 il cardinale vescovo Tiberio Muti concedeva la chiesa alla novella confraternita di S. Maria del Suffragio, questa aveva come finalità la pratica delle preghiere e la raccolta di elemosine per la celebrazione di messe in suffragio delle anime del Purgatorio; l’abito dei confratelli era costituito da una veste di sacco bianco con mozzetta nera. La Compagnia acquisì rapidamente una notevole importanza e quindi apportò radicali modifiche all’originario disegno della chiesa, costruendo un ampio presbiterio (1717) con funzioni di oratorio per i confratelli. Altri discutibili interventi per decorare le pareti furono eseguiti all’inizio di questo secolo.
ESTERNO
L’elegante ed elaboratissima facciata è frutto dei rifacimenti eseguiti nel XVII secolo. E’ divisa in due ordini da una trabeazione in peperino; sopra al portale, in una nicchia rettangolare definita da cornici e mensole ornate da festoni e cherubini, è dipinto un affresco raffigurante la Vergine con le anime purganti. Le nicchie ai lati, probabilmente destinate ad accogliere statue di santi, sono sovrastate da finestrine rettangolari ceche. Nell’ordine superiore, particolarmente curato e raffinato, compare un finto finestrone inquadrato da cornici modanate che inquadrano una conchiglia di peperino e sormontato da un timpano tondo. Il repertorio decorativo barocco si completa nelle torciere, nelle due volute laterali che raccordano questo piano con l’ordine inferiore, e nel gioco delle lesene che ripartiscono lo spazio e fanno da sostegno alla trabeazione coronata da un timpano cuspidato; nel campo del timpano è allocato un grande stemma in peperino con l’arme del card. Brancaccio, vescovo di Viterbo e promotore dei lavori di rifacimento della facciata. Sul lato sinistro, sulla parete di fondo, si leva un campanile a vela con tre campane.
INTERNO
Lo spazio interno -un ricco e raffinato spazio barocco- è a navata unica con presbiterio ottagonale più ampio e rialzato da tre scalini, vi si accede da uno scenografico arcone che ricade su mensole sostenute da due colonne. Un mensolone che corre lungo tutte le pareti lo ripartisce su due livelli, al di sopra di questo si aprono tre finestre; sui prolungamenti delle lesene che scandiscono lo spazio lungo le pareti, al di sopra del mensolone, sporgono delle testine simboleggianti le anime in pena. Il soffitto è ricoperto da una grande tela di iuta tesa orizzontalmente, questa è dipinta e, nonostante sia fortemente danneggiata, ancora presenta al centro (1) una grandiosa pittura di artista viterbese (sec. XVIII) nella quale è raffigurato Dio Padre in gloria tra Cristo e la Vergine e le anime del Purgatorio. Oltre all’altare maggiore compaiono altri quattro altari marmorei barocchi, due per ogni parete; nel primo a destra (2), con due colonne che sostengono una trabeazione su cui è poggiata una edicola, è allocata una tela con la Crocifissione del 1700; in quello successivo, una macchina barocca con colonne e timpano interrotto, la pala raffigura (3) L’Angelo e Tobiolo reca una foro per consentire di vedere sulla parete sottostante un più antico affresco con la Madonna con il Bambino. Nei pennacchi dell’arcone d’accesso al presbiterio sono dipinte settecentesche figure allegoriche, mentre nella volta (4) dell’oratorio è una rara opera pittorica del celebre architetto Luigi Vanvitelli che vi ha affrescato Abacuc e l’Angelo e Daniele nella fossa dei leoni (1730). Il presbiterio ottagonale ha lati di diversa misura; è illuminato da due finestroni e su quattro lati si aprono delle porte, ornate da tondi dove sono raffigurati gli Evangelisti e sovrastate da matronei. Sul lato destro del presbiterio (5), è collocata una pala seicentesca con l’Incoronazione della Vergine tra cinque Sante, tra le quali è Santa Rosa da Viterbo (si riconosce per il serto di rose sul capo); sul lato opposto (6) la Nascita di S. Giovanni (probabilmente contemporaneo): entrambe le tele sono attribuite ad artisti locali. Sull’altare maggiore in marmo (7), altro elegantissimo episodio barocco con quattro colonne che sostengono la trabeazione sormontata da due angeli inginocchiati che sostengono un ovale inghirlandato con il simbolo della Madonna, è posta la pala del viterbese Francesco Maria Bonifazi (fine ‘600-inizi’700), recentemente ripulita da diverse sovrapposizioni che la deturpavano (8), raffigura S. Maria del Suffragio che ha in grembo il Bambino dritto in piedi, mentre un angelo le presenta un’anima purificata che lascia il Purgatorio. Tornando nella navata, sulla parete sinistra, sopra all’altare (9) che riprende le forme di quello di fronte, è posto un quadro del XVII secolo che raffigura La morte di ; nell’altare successivo (10), anch’esso eretto nelle forme uguali a quello di fronte, compare un notevole dipinto del fratello maggiore di Francesco Maria: Anton Angelo, raffigurante il Battesimo di Cristo (1630). Questo pregevole dipinto barocco è stato riprodotto in un francobollo del 1993 emesso dal Sovrano Militare Ordine di Malta. S. Andrea Avellino Nella cantoria sulla parete d’ingresso (11) è ancora funzionante un pregevole organo opera di Raffaele e Domenico Fedele di Camerino (1777).
IL RSTAURO
Nel corso del 2006 la chiesa è stata sottoposta a restauro. Il progetto, voluto dalla Curia Vescovile di Viterbo ed eseguito con la consulenza dell’arch. G. Fatica della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Lazio, è stato diretto dall’arch. A. Lisoni in collaborazione con la ditta appaltatrice ATI Freda Francesco. L’opera ha visto una nuova tinteggiatura in travertino “onciato” delle paraste e delle colonne e in celestino grigio dei fondi delle pareti e delle vele. Il nuovo impianto di illuminazione dà maggiore risalto alle strutture architettoniche. Il vecchio pavimento è stato sostituito con pianelle di marmo di Carrara grigio e bianco ordite a rombi. Sono stati eseguiti lavori di spicconatura degli intonaci interni con posa in opera di nuovi intonaci deumidificati. Sono state allestite una scala in metallo per l’accesso alla cantoria e una nuova bussola a vetri, che favorisce la completa visione della chiesa dalla piazza antistante. Il portone d’ingresso è stato completamente restaurato e le porte laterali sono state sostituite da nuovi infissi.
BIBLIOGRAFIA
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