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CHIESA DI S. ANDREA APOSTOLO
LA STORIA
Il Regesto Farfense ricorda più volte l’esistenza di un Vicus Squaranus già nella prima metà del sec. IX, non cita mai, però, nessuna chiesa. Quando nel 1148 i monaci di Farfa cedettero il terreno al comune di Viterbo per costruirvi il nuovo quartiere, che sarà poi l’attuale Pianoscarano, il luogo, a detta del cronista Francesco d’Andrea, era completamente disabitato. I monaci, peraltro, si riservarono vari diritti, compresi quelli di sepoltura, sulle chiese che sarebbero state in seguito edificate. Sia D’Andrea sia l’altro grande cronista cittadino quattrocentesco Niccolò Della Tuccia, scrivono che …nel 1187 fu fatto Piano di Scarano (quindi dopo l’erezione di Viterbo alla dignità di città, avvenuta per volere dell’imperatore Federico Barbarossa nel 1163 che volle farne un baluardo ghibellino sulla principale via di collegamento con la Roma papale), solo successivamente a questa data può essere fissata la costruzione della chiesa di S. Andrea. Il primo documento attualmente conosciuto che menziona la chiesa è solo del 1236 quando avviene la nomina del suo primo rettore. A questa data la chiesa doveva già essere stata sottoposta a diversi rifacimenti parzialmente evidenziati nella irregolarità del suo impianto icnografico: ad un primo piccolo edificio di matrice romanica era seguito un importante ampliamento che aveva dotato la chiesa della sua cripta, delle absidi e che, probabilmente, aveva comportato anche un allargamento sui lati con le pareti sostenute da robusti contrafforti (ripresi nei recenti restauri seguiti al bombardamento), tali ampliamenti rispondevano stilisticamente al nuovo linguaggio gotico che andava rapidamente diffondendosi su tutto il territorio del Patrimonium Beati Petri grazie alla azione di numerose maestranze cistercensi. Nel sec. XIV vi aveva sede l’Arte degli Ortolani che aveva il patronato della cappella di S. Nicola, mentre era autonoma una seconda cappella dedicata ai SS. Pietro e Paolo (ambedue andate perdute nel bombardamento). Nel Quattrocento viene eretta la cappella dei SS. Lorenzo e Stefano, il cui patronato venne assunto dall’Arte degli Speziali, (la residenza principale di questa Arte, fin dal Trecento, era presso la chiesa e l’ospedale dei SS. Cosma e Damiano ubicati fuori della porta di S. Sisto); alla volontà di tale Arte si deve la committenza della decorazione dipinta con le immagini dei santi patroni che ancora è visibile sulla parete sinistra della chiesa. Alla fine dello stesso secolo è documentata l’esistenza di un altare dedicato alla Vergine in porticali ecclesiae et iuxta duas portas. La chiesa appodiata in seguito come semplice parrocchia alla cattedrale di S. Lorenzo conobbe una rapida decadenza, nella Sacra Visita del 1574 celebrata dal vescovo di Viterbo card. Gambara, si ordina addirittura di chiudere l’antica cripta adibita a cimitero e di erigere nel vestibolo (nartece?) la sacrestia e la casa del rettore. Nel 1902, nel clima della cultura neo-medievista imperante nella città di Viterbo, un intervento di restauro promosso e finanziato dal vescovo Grasselli portò nuovamente al definitivo recupero della pregevole cripta che era ancora parzialmente interrata e ridotta al vile stato di deposito. La chiesa di S. Andrea era tra quelle più gravemente danneggiate dai bombardamenti alleati del 25 maggio 1944, gli interventi di ricostruzione successivi alla fine della guerra portarono al suo recupero, fu ripristinata la facciata che era stata completamente coperta dalle strutture della casa canonica.
ESTERNO
La facciata che attualmente si presenta con il nartece, unico nel suo genere nelle chiese viterbesi, aperto dal portale d’ingresso fiancheggiato da due arcate, altre due arcate si aprono sui lati ma quella di destra è tamponata dall’ampliamento della chiesa,. Al sommo della facciata si eleva un campanile a vela con due campane sovrapposte. Sul lato sinistro è una scaletta che conduce ad un accesso secondario.
INTERNO
​La chiesa di S. Andrea è il frutto di una serie di interventi diversi che sono ben evidenziati nella dissimetria dell’icnografia; peraltro l’attuale edificio è la risultante di un radicale processo di rifacimento seguito alle distruzioni dovute al bombardamento alleato del 1944 nel corso dell’ultima guerra che ha portato alla quasi totale ricostruzione della struttura. L’impianto è a navata unica caratterizzata da un presbiterio molto rialzato, al quale si accede da una grande scalinata di dieci gradini, concluso da tre absidi illuminate da strette monofore. Anche l’attuale copertura riprende l’antico sistema a capriate. Gli unici lacerti di muratura originali sono sul lato sinistro, in corrispondenza all’imbocco alla cripta, su questi si conserva un brano affrescato con le immagini dei Santi Stefano e Lorenzo (XVI secolo), pertinenti all’antica cappella degli speziali, e in corrispondenza della facciata e del nartece. A sinistra dell’ingresso (1) è posto il fonte battesimale, quest’ultimo è realizzato in peperino, ha la vasca ad imbuto divisa in otto facciate, poggia su un piedistallo, pure ottagonale, ornato da stelle a quattro punte; la vasca ha un decoro a motivi architettonici, floreali e simbolici. Sulla stessa parete si conserva un quadro di autore ignoto databile al XIX secolo raffigurante la Madonna con il Bambino che mostra il cuore (sullo scorcio del Settecento, per contrastare l’avanzata dell’ateismo promosso dalla rivoluzione francese si ha una notevole diffusione del culto del Sacro Cuore di Gesù e Maria) . Due scalate ai lati del presbiterio (2) danno accesso alla cripta, l’ambiente conserva nella quasi totalità le sue strutture originali in gran parte risparmiate dal disastroso bombardamento. Essa costituisce l’elemento architettonicamente più interessante del complesso e risponde stilisticamente ad un linguaggio di forte ascendenza gotica che la differenziano nettamente, anche nelle dimensioni, dalle cripte ancora decisamente romaniche, di S. Maria Nuova e S. Sisto. E’ articolata su due navate e quattro campate scandite da un sistema di quattordici supporti che raccolgono anche la ricaduta della copertura a crociere con profili evidenziati da costoloni a sezione circolare; il composito sistema dei supporti si compone di tre colonne sull’asse centrale, quattro pilastri angolari con un rincasso che accoglie una esile colonnina e sei semipilastri sulle quattro pareti composti da paraste e semicolonne. I capitelli, variazione sul tema classico del corinzio con foglie percorse da nervature stilizzate desinenti in stretti crochets, e le basi nella loro voluta diversità esprimono l’essenza della cultura medioevale che si esprime nella varietas delle decorazioni architettoniche. Le due basi ai lati dell’altare sono molto più alte e presentano le facciate ornate da girali fitomorfici. Nell’abside centrale è collocato il rustico altare in peperino ornato da semplici motivi geometrici e dalla ricorrente presenza della decorazione a girali fitomorfici. Nella cappella di S. Andrea sul lato destro si conservano una reliquia di S. Andrea e un crocifisso ligneo del ‘700 di autore ignoto. Il bombardamento che ha quasi completamente distrutto l’antica chiesa ha risparmiato la cripta ma ha provocato gravi danni alle coperture e, in particolare, ha quasi completamente cancellato le pregevolissime pitture del XIII secolo che ricoprivano l’intera superficie muraria. Pochi lacerti, praticamente illeggibili, sono ancora visibili su tutte le pareti, nel frammento sulla parete sinistra si individua una Crocifissione di S. Pietro, altrove si identificano frammenti di figure di armati da mettere probabilmente in relazione con scene afferenti ad un ciclo cristologico; l’ipotesi sembra trovare conferma nella decorazione dell’abside centrale dove si conservano i resti di affreschi ancora leggibili nel loro tema iconografico: l’Agnello Eucaristico fiancheggiato dai tetramorfi –sono ancora perfettamente intelligibili l’Aquila di Giovanni e il Toro di Luca-. Un tema che adombra una sofisticata interpretazione intellettualistica del ciclo rappresentato e risponde sul piano stilistico ai più alti esiti della pittura romana di fine XII -inizio XIII secolo, segnatamente in imprese quali quelle di della cripta di Anagni e del sacro Speco di Subiaco. Della ricchissima decorazione pittorica che nei secoli aveva ricoperto le pareti della chiesa di S. Andrea, oltre a quelli citati, rimangono gli affreschi sulla facciata (3): una Madonna in trono che allatta il Bambino e una Madonna orante tra angeli, ambedue databili al XIV secolo.
BIBLIOGRAFIA
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