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COMPLESSO DI SANTA MARIA IN GRADI
STORIA E DESCRIZIONE
La fondazione del convento domenicano di S. Maria in Gradi è ricordata per la prima volta in un documento del1228, in cui è riportata una donazione a favore dei frati in constructione ecclesiae. Nel 1224 una bolla di Innocenzo IV rende nota l’avvenuta edificazione dell’intero complesso per volontà del cardinale Raniero Capocci. L’anno seguente fu intrapresa la costruzione della cinta muraria, protetta da carbonare e giustificata soprattutto dalla guerra con Federico II. Gli eventi bellici di tale periodo e la preoccupazione manifestata dalla cittadinanza viterbesi per l’incolumità dei frati sono alla base sia del previsto allargamento difensivo di Viterbo, di cui la costruzione nel 1270 di porta S. Biele è la principale testimonianza, destinato ad inglobare l’intero convento, sia della donazione compiuta a loro favore della chiesa di S. Fortunato, compresa nelle mura urbiche e messa a disposizione dei monaci in caso di pericolo. Dopo l’avvenuta consacrazione nel 1243 del cimitero annesso al convento e aperto a tutti i cittadini per privilegio papale, a partire dal 1246 i frati beneficiarono di una serie di lasciti e indulgenze, oltre che della già ricordata protezione da parte del Comune, come ancora riportato negli statuti del 1251. L’allargamento del complesso legato alla costruzione dell’Ospedale Domus Dei e del chiostro marmoreo, insieme alla consacrazione della chiesa nel 1258 ad opera del pontefice Alessandro IV, chiudono questo secolo ricco di grandi opere edilizie. L’antica cinta che racchiudeva il convento è oggi delimitata dalle vie Sabatino, Valerio Tedeschi e San Biele e dalla strada Pila. Dinanzi a porta S. Sisto si apriva il portone d’ingresso alla via posta davanti alla chiesa, chiamata in gradibus per la scalinata con cui veniva superato il dislivello. Tre torri, che guardavano rispettivamente verso Viterbo, i Cimini e l’attuale via Lorenzo da Viterbo terminavano il sistema difensivo legato all’intero complesso. Dell’originaria struttura, rimaneggiata nel corso dei secoli, resta solo il chiostro principale, iniziato nel 1256 e ultimato durante il pontificato di Alessandro IV. Oltre ad elementi decorativi, in tutto simili a quelli già presenti nel chiostro di S. Martino al Cimino, particolarmente raffinati sono i capitelli a crochet decorate con motivi diversi. Sul lato orientale si trova la porta d’ingresso alla sala capitolare, le cui bifore, oltre alle chiare affinità stilistiche con le soluzioni architettoniche utilizzate per Palazzo Papale, denunciano una serie di aggiunte successive alla prima costruzione. Il pozzo all’interno del chiostro, composto da una vasca con lastre tombali riutilizzate su cui si erge una coppia di colonne sovrastate da una trabeazione, venne realizzato nel 1557. Il secondo chiostro annesso al complesso risale alla seconda metà del XVII secolo. Spicca al centro una fontana, precedente al porticato, caratterizzata da colonne di chiaro stampo rinascimentale, che formano un recinto e sui cui capitelli viene riportato lo stemma della famiglia Chigi. La chiesa, che in origine prevedeva una scansione interna degli spazi organizzata in tre navate, venne sottoposta ad una serie di restauri tra il 1737 e il 1758 sotto la guida dell’architetto Nicola Salvi. In questa occasione fu realizzata un’unica navata coperta da volte a botte e delimitata da un transetto sormontato da una cupola ottagonale e decorato da eleganti stucchi. Il portico, posto dirimpetto alla chiesa, fu edificato nella seconda metà del XV secolo, in sostituzione della struttura realizzata nel 1341. Purtroppo, l’intero complesso di S. Maria in Gradi, considerato insieme a fontana di Trevi uno dei capolavori del Salvi, è stato seriamente danneggiato a seguito della sua destinazione a complesso penitenziario avvenuta dopo l’incameramento dei beni del convento operato con la soppressione delle corporazioni religiose avvenuta nel 1873. Il complesso rimase destinato ad istituto penitenziario fino al 1993. Nel 1996 venne ceduto gratuitamente dal Ministero all’Università della Tuscia che cominciò un robusto quanto prezioso restauro di tutte le parti anche di quelle sotterranee. L’intensa campagna di restauri promossa dall’Università della Tuscia di Viterbo, ha permesso di ospitare dal 1996 Il Rettorato e gli Uffici Amministrativi dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, ubicati nel complesso di S. Maria in Gradi; e dal 2000 la Facoltà Lingue e Letterature Straniere Moderne.
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