
Autore:
Ubicazione:
Data:
CHIESA DI SAN CARLO
LA STORIA
La storia della chiesa di S. Carlo è strettamente collegata a quella di S. Nicola e di S. Andrea, anch’esse collocate nel quartiere di Piano Scarano. La prima menzione della chiesa risale al 1122, quando viene citata in un documento del Liber clavium, con il nome di S. Niccolò del Piano. Successivamente, il nome compare in altri documenti, prima fra tutti la bolla papale emanata da Urbano IV nel 1262. Nel 1560 S. Carlo è annessa alla parrocchia di Sant’Andrea. Nel secolo seguente è sede dell’Ospizio dei Convalescenti, fondato per accogliere e nutrire i pazienti dimessi dall’Ospedale del comune. Nel 1639 la chiesa ospita la Confraternita degli Oblati, fondata da Clarice Marescotti, la futura S. Giacinta. La confraternita, che aveva come missione quella di ricoverare “i vecchi poveri ed inabili al lavoro”, si fece cedere dal vecchio Ospizio dei Convalescenti “ecclesiam cum stantiis et horto simul junctis”. Oggi tale struttura, ricordata con il nome di “Ospizio dei Vecchi”, ha sede nell’edificio annesso alla chiesa, risalente al XVIII secolo, mentre dell’antico convento medievale rimane solo la struttura del chiostro. Nel 1989 l’intero complesso di S. Carlo è stato acquistato dall’Università degli Studi della Tuscia. L’edificio seicentesco annesso ha ospitato da allora le aule e gli uffici amministrativi dell’Università.
ESTERNO
La chiesa, sottoposta ad una serie di interventi di restauro tra il 1994 e il 2002 per volere della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, presenta una facciata tripartita con copertura a tetto ed è caratterizzata dalla presenza di un alto campanile a vela con due campane, di cui la maggiore riporta la data del 1285. La facciata si presenta con un impianto semplice di stile romanico con tetto a capanna. Tre monofore si aprono all’altezza delle rispettive navate; una centrale che sovrasta il portale d’accesso, e due simmetriche per le navate laterali.
INTERNO
L’interno è diviso in tre navate da una doppia serie di tre colonne decorate da capitelli a corona: a destra, sulla seconda colonna si conserva un dipinto raffigurante la Madonna della Colonna, risalente al XV secolo. La lunetta della porta posta sulla parete di destra è decorata da un dipinto della prima metà del XIII secolo con Cristo tra la Madonna e San Giovanni. Dal 2002 l’intero complesso architettonico, denominato appunto S. Carlo, è sede della Facoltà di Scienze Politiche: la chiesa ospita l’Aula Magna della Facoltà, mentre l’edificio seicentesco ospita le aule e gli uffici amministrativi.
IL RESTAURO
Nel corso del 2006 la chiesa è stata sottoposta a restauro. Il progetto, voluto dalla Curia Vescovile di Viterbo ed eseguito con la consulenza dell’arch. G. Fatica della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Lazio, è stato diretto dall’arch. A. Lisoni in collaborazione con la ditta appaltatrice ATI Freda Francesco. L’opera ha visto una nuova tinteggiatura in travertino “onciato” delle paraste e delle colonne e in celestino grigio dei fondi delle pareti e delle vele. Il nuovo impianto di illuminazione dà maggiore risalto alle strutture architettoniche. Il vecchio pavimento è stato sostituito con pianelle di marmo di Carrara grigio e bianco ordite a rombi. Sono stati eseguiti lavori di spicconatura degli intonaci interni con posa in opera di nuovi intonaci deumidificati. Sono state allestite una scala in metallo per l’accesso alla cantoria e una nuova bussola a vetri, che favorisce la completa visione della chiesa dalla piazza antistante. Il portone d’ingresso è stato completamente restaurato e le porte laterali sono state sostituite da nuovi infissi.
BIBLIOGRAFIA
AA. VV., Tuscia Viterbese, vol. I, Roma, 1968.
F. Bussi, Istoria della città di Viterbo, Roma, 1742.
Attilio Carosi, Chiese di Viterbo, Viterbo, Agnesotti, 1995.
Dizionario della Pittura e dei Pittori, Torino, Einaudi, 1989.
F. Egidi, Guida della città di Viterbo e dintorni, Viterbo, 1889.
Italo Faldi, Mostra di restauri, in “L’arte nel viterbese”, Viterbo, 1965.
Italo Faldi, Museo Civico di Viterbo. Dipinti e sculture dal Medioevo al XVIII secolo, Viterbo, 1955.
Italo Faldi, Pittori viterbesi di cinque secoli, Roma, 1970.
Italo Faldi, Restauri acquisti e acquisizioni al patrimonio artistico di Viterbo, catalogo, Viterbo, Palazzo dei Priori, 1972.
Augusto Gargana, Viterbo. Itinerario di Augusto Gargana, Viterbo, 1939.
Il 1400 a Roma e nel Lazio. Il 1400 a Viterbo, cat. mostra, Roma, De Luca Editore, 1983.
La pittura in Italia, Milano, Electa, 1989.
A. Muñoz, Uno sguardo al nuovo Museo Civico di Viterbo, in “Per l’inaugurazione del Museo Civico di Viterbo”, Viterbo, Agnesotti, 1912, pp. 33- 45.
G. Oddi, Le arti in Viterbo, Viterbo, Agnesotti, 1882.
Cesare Pinzi, I principali monumenti di Viterbo. Guida pel visitatore, Viterbo, Agnesotti, 1911.Cesare Pinzi, Storia della città di Viterbo, voll. I-III, Roma, 1887/89, vol. IV, Viterbo, Agnesotti, 1913.
A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma, 1915-20.
Giuseppe Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, Viterbo, 1907-1969.
Mario Signorelli, Guida di Viterbo. Monumenti del centro cittadini, Viterbo, Agnesotti, 1964.
Mario Signorelli, Storia breve di Viterbo, Viterbo, Agnesotti, 1964
Simona Valtieri, La genesi umana di Viterbo, Roma, 1977.













